Alessandro Lanni

«Un referendum valido è sempre meglio di uno non valido, ma le conseguenze sulla legge saranno le stesse indipendentemente da questo. Quello che conta è che ci siano più “no” che “sì”». Questo a casa nostra si chiama mettere le mani avanti, e Viktor Orban le stava mettendo già nel pomeriggio quando si iniziava a sospettare che la soglia per il referendum anti-rifugiati e anti-Ue non avrebbe raggiunto la soglia del 50%.

Poi alle 19 è arrivata la doccia fredda. Gli ungheresi che si sono recati alle urne si sono detti in larga parte d’accordo con la proposta autarchica del super populista di Budapest.

Volete che l’Ue possa obbligarci al ricollocamento forzato di cittadini non ungheresi in Ungheria, senza l’autorizzazione del Parlamento ungherese?

Un invito bello e buono a rifiutare il piano europeo di relocation di 160mila richiedenti asilo provenienti da Grecia e Italia varato nel settembre 2015 e mai partito per davvero. A Budapest spetterebbe una quota di poco più di 1200 rifugiati, insomma qualche condominio. Eppure quel numero è divenuto una trincea per il premier ungherese.

Numeri e grafici sui rifugiati in Ungheria

Vittoria dei no ma niente plebiscito. “Nem” hanno risposto in maggioranza (95%) gli elettori di Fidesz – il partito di Orban – e quelli di Jobbik – la destra radicale e xenofoba -, un’accoppiata che alle elezioni del 2014 aveva raccolto più di tre milioni di voti, ma non è bastato.

Oggi il discorso alla pancia non ha funzionato e solo il 45% (UPDATE: i risultati definitivi sono affluenza 43,23% – No 98,23% Sì 1,77%) degli ungheresi ha accettato l’alternativa.

Non sappiamo la guerra, ma una battaglia Viktor Orban l’ha persa di certo malgrado la prosopopea del tirar dritto. Staremo a vedere cosa sceglierà di fare. Tirare avanti come annuncia fin da oggi? Una nuova legge per blindare ancor di più il paese, dopo la norma approvata nel luglio scorso? Andare verso uno scontro e un richiamo (o qualcosa di più) da parte di Bruxelles? Difficile da prevedere, certo che stasera l’Ue può tirare un sopiro di sollievo. E forse anche coloro che hanno a cuore che dignità e diritti umani non siano cancellati del tutto. (AL)

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