Non idee e soluzioni ma carbone per la pancia che brontola dei popoli. Questa sembra essere la strategia di campagne come quelle dei Danskernes Parti, il partitino senza eletti della destra estrema danese. In questi giorni nella cittadina di Haderslev, 22mila abitanti circondati da un campo della croce rossa che ospita 140 richiedenti asilo, i militanti di “Danimarca danese” hanno distribuito delle bombolette con su scritto “spray anti-rifugiati“.

Nei mesi passati avevano comprato spazi pubblicitari sugli autobus che recitavano “Tuo figlio ha diritto a una Danimarca danese” e durante gli Europei di calcio avevano diffuso un meme su Facebook nel quale si comparavano l’Islanda (islandese) e la “Francia” (tra virgolette, africana).

Il dato interessante, per questo ne parliamo qui, è che i partitini estremi, quelli che da sempre utilizzano i toni oggi usati dai populisti in voga in questi mesi, devono andare oltre le loro parole d’ordine e adottare modalità, comunicazione, slogan apertamente e palesemente razzisti. Se Orban, Kaczynski, Fico, Le Pen occupano il centro della scena, i vari partiti tardo fascistoidi devono avere qualcosa in più da dire. I populismi che crescono, insomma, aprono spazi, rendono digeribili, normali, toni e parole d’ordine che erano fuori, inammissibili fino a pochi anni fa. Almeno in Europa. (MM)

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