Alessandro Lanni

Così si legge sul blog di Beppe Grillo. La data in calce è il 9 ottobre 2015.

Da quando governa Renzi il numero degli sbarchi (e dei morti purtroppo) è triplicato. Fatalità? Coincidenza? No, semplicemente politiche sbagliate.

“Triplicati” dice, ed è vero. Nel 2013 il numero degli sbarchi – secondo i dati del ministero dell’Interno – è 42925, nell’anno successivo decolla raggiungendo oltre 170mila arrivi in Italia, per scendere di poco nel 2015 (153mila). 

Tuttavia, questo dato è solo metà della storia. I numeri, certo, aiutano spesso a fare chiarezza, a volte però servono a mistificare.  

Ora, con tutte le critiche che si possono fare a Renzi, pensare di far passare l’insediamento del Governo come la causa dell’aumento di profughi sbarcati in Italia fa davvero sorridere.

Il Governo Renzi giura nelle mani del Presidente della Repubblica il 22 febbraio 2014. Il grande esodo attraverso il Mediterraneo, lungo la rotta orientale attraverso la Turchia e la Grecia, e quella centrale dalla Libia verso l’Italia, sarebbe partito di lì a pochi mesi. La guerra in Siria aveva appena iniziato a generare centinaia di migliaia di profughi che si sarebbero riversati nei campi in Libano o in Turchia e poi verso l’Europa, l’instabilità di alcuni paesi africani non era ancora al suo massimo. Insomma, il flusso di esseri umani dell’estate e dell’autunno dello scorso anno non era ancora cominciato.

Un flusso che ha investito il sud e l’est Europa senza far troppe differenze. Nel 2015, centinaia di migliaia di rifugiati sono passati attraverso la Grecia di Tsipras e l’Ungheria di Orban per arrivare alla Germania di Angela Merkel. Colori politici molti diversi, effetti analoghi. Difficile attribuire la responsabilità al governo di un singolo paese.

Basta confrontare il numero delle richieste d’asilo: sono cresciute negli anni ovunque in Europa.

La soluzione c’è: non farli partire, si dice. Come fu fatto accordandosi con Gheddafi o come fa la Spagna con l’esternalizzazione della gestione dei migranti in arrivo “appaltata” al Marocco. Passando sopra ai diritti e calpestando vite.

E dunque, viene da chiedere a Grillo e i suoi: è meglio salvare vite umane o pagare per violazioni dei diritti umani?

Perché in effetti l’Italia ha avuto un picco in basso di arrivi e richieste d’asilo. Ma a quale costo? E’ il periodo tra il 2009 e il 2010 e coincide con la politica dei respingimenti in mare voluta da Berlusconi e dal ministro dell’Interno di allora Roberto Maroni. E’ un bis di quella stagione che vuole Grillo? Farebbe bene ricordare che l’Italia per quella pratica fu condannata dalla Corte europea per i diritti dell’uomo. Condanna che costò all’Italia complessivi 190 milioni di euro.

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