Alessandro Lanni

È più populista la Lega di Salvini o Alba Dorata, il partito di Orban o l’Ukip? E il M5S? Gioco di società difficile da risolvere, troppe le variabili in ballo e – malgrado le somiglianze di famiglia – i contesti nazionali contano ancora eccome per decidere la collocazione politica di un partito o un movimento.

Eppure due eminenti politologi americani si sono messi con caparbietà a ricostruire per via quantitativa la mappa del populismo europeo e il risultato è sorprendente. In un lungo saggio uscito a settembre (pdf), Ronald Inglehart (il sociologo della società post-industriale) e Pippa Norris provano a spiegare perché negli ultimi vent’anni in Europa, in Sud America e ora anche negli Stati Uniti, il populismo (partiti o personaggi à la Trump) è esploso. Due le teorie prese in considerazione come cause: 1) economia post-industriale, crisi finanziaria, cambiamenti nel mondo del lavoro e 2) contraccolpo culturale, cambiamenti di valori in una fetta importante della popolazione europea.

In questo ambito, Inglehart e Norris ricostruiscono su di un piano cartesiano la mappa delle ideologie politiche europee: 268 partiti per 31 paesi. Progetto ambizioso (e almeno un po’ discutibile) che ha il merito di restituire in una visione d’insieme l’Europa politica attuale.

L’asse verticale – dall’alto in basso – conduce dal populismo (e quindi: anti-establishment, nazionalismo, leaderismo, valori tradizionali) verso il cosmopolitismo e liberalismo (democrazie pluralistiche, multiculturalismo, tolleranza). Quello orizzontale – da sinistra a destra – va da redistribuzione economica, welfare state e statalismo (la sinistra economica) a libero mercato, individualismo, bassa tassazione e deregulation (la destra economica).

Cliccare sull’immagine (o qui) per avere un ingrandimento.
In rosso i partiti populisti europei, cerchiati in blu i partiti italiani.

quadrato semiotico populismo

NB Che i neofascisti ungheresi di Jobbik e quelli greci di Alba dorata siano nel quadrante dei populisti di sinistra ci ha fatto – comprensibilmente – sobbalzare sulla sedia. Ma una spiegazione (convincente?) c’è. Gli autori del saggio per sinistra intendono in maniera neutra l’attenzione alla statalizzazione e alla redistribuzione economica. Insomma, istanze che da noi sono rappresentate anche dalla cosiddetta “destra sociale”.

NB bis. Il M5S è poco più a sinistra e poco più populista del Pd che se ne sta, come il semaforo di Prodi, bene al centro tra destra e sinistra.

 

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