Martino Mazzonis

La Brexit è la prima grande vittoria simbolica del populismo contemporaneo. O meglio, ce ne sono state molte altre in termini elettorali e persino di costruzione di governi. Ma non in Germania, Francia, Italia. Non per ora. A sinistra ci sono state le vittorie delle sindache di Madrid e Barcellona. Pure quelle portavano con sé elementi populisti, ma nascevano anche da esperienze e movimenti popolari con una storia politica diversa.

La Brexit è proprio il frutto di una campagna populista. In un Paese il cui panorama politico è scosso dal populismo, non solo perché sono nate formazioni nuove che hanno raccolto consensi, ma perché a causa della vittoria al referendum, o durante la campagna per il referendum, si è giocata una partita che ha cambiato gli stessi partiti che vediamo da sempre come il centro della politica britannica.

I laburisti sono dilaniati, hanno eletto Jeremy Corbyn un leader che utilizza una retorica d’altri tempi e, come anche Bernie Sanders, mostra di avere una passione d’altri tempi per le cose, un senso delle ingiustizie, che piace ai giovani. Ma si mostra non particolarmente in grado di guadagnare consensi e di non avere la più pallida di come cambiare passo. E si trova, come spiega bene Owen Jones, una delle teste giovani della sinistra britannica, a competere con Ukip e conservatori per la working class.

Cosa sia la working class britannica, dal punto di vista della condizione lavorativa, oggi, è difficile da dire. Dal punto di vista della percezione di sé, però, il concetto è importante in una società tradizionalmente classista come quella britannica, dove la classe di appartenenza si riconosce (ancora e nonostante tutto) da come parli, ti vesti, dai tuoi consumi culturali.

Volendo fare un paragone, dire “working class” in Gran Bretagna è probabilmente come dire “middle class” (bianca) negli Stati Uniti. O in certi Stati post-industriali, dove i “blue collar” (gli operai) si sentono appartenere al grande centro della società americana, dove metà della popolazione sente di essere middle class, nonostante condizioni di vita enormemente diverse.

Certo è che tutti i leader britannici sembrano competere per quel pezzo di elettorato. Che ha votato soprattutto per la Brexit. Certo, scrive Owen Jones, «La classe operaia Gran Bretagna non è omogenea, e milioni di persone – in particolare appartenenti alle minoranze etniche – ha votato per rimanere in Europa. Ma non può sfuggire il fatto che i professionisti della classe media siano l’unico gruppo che ha votato in maggioranza per rimanere e che i redditi più bassi si sono gettati con decisione nella Brexit».

E aggiunge, per spiegare le scelte fatte da Teresa May:

Il liberalismo economico non ha mai veramente messo radici in Gran Bretagna. Theresa May lo sa e, almeno retoricamente, sta abbandonando il sostegno per questo in favore di uno stato attivo. Potrebbe essere una scelta letale (per il Labour). (…) Le persone che hanno studiato e i professionisti della classe media possono usare Twitter per sfogarsi, ma è la loro distanza culturale dalla classe operaia che May cerca di sfruttare. Il Thatcherismo ha attratto il sostegno della classe operaia con le carote, quelle che hanno consentito di comprare (case); oggi May cerca di costruire una coalizione elettorale che lega il risentimento verso l’immigrazione e verso le élite metropolitane. (…) Se il Labour non presenterà una visione alternativa chiara e convincente, la frustrazione per la realtà di Brexit sarà incanalata in forma più intensa in rabbia anti-immigrazione.

Sembra di leggere il copione dei comizi e della crescita di Donald Trump in questo 2016. E in parte il copione della ex Germania Est o della Polonia. Con una particolarità: negli Usa e più ancora in Gran Bretagna (dove May governa e la Brexit ha vinto), il populismo di destra sta vincendo.

Ma dove viene questa linea di May? Chi la inspira e che teoria c’è dietro? Quasi nessuna sostiene in un lungo articolo Anthony Barnett su OpenDemocracy. Secondo Barnett, May non è thatcherista, non ha un pensiero articolato ma piuttosto un discorso semplice quanto incoerente. Barnett ritiene che May sia ispirata dal modo di fare e raccontare il Paese di Paul Dacre, direttore del Daily Mail, tabloid popolare e populista di destra.

Vediamo cosa scrive Barnett:

Cos’è il Dacreism? In un certo senso si tratta di un netto miglioramento rispetto al grottesco punto di vista di Murdoch. Entrambi abbracciano forme defunte di “Gran britannicità”, ma Murdoch è guerriero globale, mentre Dacre era scettico dell’avventura in Iraq ed è stato un critico feroce di Blair e degli inganni della sua politica estera. A Murdoch in realtà non interessa nulla dei britannici, mentre Dacre vuole un governo che funzioni per tutti coloro che si sforzano di migliorare le proprie vite. Il concetto di paese su misura per tutti quelli che lavorano sodo, per la gente comune” è tipico del Daily Mail. A fargli da sfondo c’è l’arretratezza del Regno Unito. Non esiste infatti qualcosa come la “gente comune”, ci sono i cittadini. (….)

Se pure è abile a manipolare gli istinti popolari, Dacre è il moralista che Murdoch non è, e crede nella regalità in una forma che certo non corrisponde a quella dell’australiano-americano-repubblicano.

Murdoch è un uomo di mondo, mentre a Dacre la globalizzazione non piace. Nella sua analisi pionieristica del thatcherismo, Stuart Hall ha inchiodato la sua “modernizzazione regressiva”. Thatcher ha cercato una via d’uscita per una nuova forma di capitalismo, ma per farlo ha mobilitato visioni reazionarie di valori vittoriani. Le tensioni contraddittorie erano parte dell’energia del thatcherismo e tenuti i suoi avversari fuori equilibrio. Il Dacreismo è anche un nodo peculiare di desideri contrastanti. Vuole coniugare la convinzione e la chiarezza del thatcherismo con l’inclusività di Churchill. Come una formula per fare appello ai lettori borghesi nostalgici per il mondo perduto del dopoguerra, ma che ha paura di tutto ciò che sa del collettivismo di quegli anni; che assapora l’individualismo e la dominazione quasi sessuale delle Falkland, ma disapprova la corruzione e la permissività della globalizzazione che comportava, il Dacreismo è divenuto una formula stupefacente per i lettori e gli inserzionisti.

 

 

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