Alessandro Lanni

[Aggiornato il 24 novembre 2016] Ancora morti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Ormai la conta dei corpi nei porti della Sicilia è quasi quotidiana. E nessuna decisione politica è riuscita, se non a interrompere, quantomeno a rallentarne il conto. Nemmeno il tanto sbandierato accordo sui migranti stipulato qualche mese fa tra UE e Turchia.

Che, certo, ha bloccato il flusso di rifugiati siriani, iracheni e afghani.

  • Il numero di persone che attraverso la Grecia si incamminano sulla cosiddetta “rotta balcanica” è crollato. Erano oltre un milione a fine 2015, oggi (24 novembre) secondo l’Unhcr sono 344.603 gli arrivi via mare in Europa (in Italia 168.348 e in Grecia 171.284).

Ma che ha lasciato intatta la questione del flusso verso l’Italia.

  • Il numero di persone che muoiono nel Mediterraneo è ulteriormente aumentato nel 2016. Lo scorso anno il totale dei morti in mare nel tentativo di raggiungere la costa europea è stato di 3.772; finora – e manca un mese a Natale – la cifra ha già raggiunto 4655 secondo i dati del progetto Missing Migrants dell’IOM. Se nel 2015 la percentuale dei decessi sulla rotta verso l’Italia era del 77%, con questi nuovi numeri del 2016 non può che essere aumentata.

schermata-2016-11-24-alle-12-57-58

Certo, è stato messo il tappo (a quale costo?) in Turchia, ma è difficile nascondere il fatto che nel mezzo del Mediterraneo si continua a morire come e, probabilmente, più di prima.

Advertisements