Non sarà che il termine “populismo” lo usiamo troppo e per fenomeni troppo diversi? Se chiamiamo “populista” tutto quello che di nuovo compare sotto il sole della politica italiana, europea e mondiale, c’è il rischio concreto che poi non si riconoscano più le differenze che pure ci sono tra un Grillo, un Trump e un Chavez. Insomma, se tutto è populista, nulla è più populista.

In un articolo uscito sul sito Gli Stati Generali, Diego Ceccobelli argomenta in questo senso recuperando anche un’idea di Ilvo Diamanti. In un articolo del 2010, il sociologo elencava molte possibili accezioni del termine, mettendo già allora in guardia di fronte al rischio di confondere merito e metodo, forma e contenuto, politiche e comunicazione, di troppe cose. Utile, sostiene Ceccobelli, sarebbe recuperare la contrapposizione tra populismo ed elitismo, ovvero la competenza nei ruoli contro la retorica dell'”uno vale uno”.

L’utilizzo del termine populismo sta oramai assumendo dei tratti grotteschi, quasi fantozziani. Non c’è articolo di giornale, trasmissione televisiva o chiacchiera da bar in cui non ci si imbatta in questo termine. La cosa curiosa, poi, è che lo si utilizza in così tanti modi e contesti diversi che sostanzialmente populismo oramai significa tutto, quindi niente. Populisti sono tutti quei nuovi partiti nati negli ultimi 5-10 anni, di destra o di sinistra fa lo stesso, populisti solo per il fatto di essere nuovi e diversi rispetto a quelli di matrice ottocentesca e novecentesca. Populiste sono le proposte di policy che si discostano da quelle dei governi nazionali presieduti da esponenti dei partiti, di nuovo, di matrice ottocentesca o novecentesca. Populista è lo stile di comunicazione di un attore politico quando sceglie di rilasciare un’intervista su una rivista di gossip. Populiste sono le opinioni. Se un cittadino o esponente politico pensa che bisognerebbe costruire un muro al confine tra il Messico e gli Stati Uniti o che bisognerebbe eliminare l’Euro e tornare alle monete nazionali, per molti queste sarebbero due espressioni di un pensiero populista. Personalmente non penso che gli Stati Uniti dovrebbero erigere un muro per disincentivare l’immigrazione proveniente dal Messico o che gli stati europei facenti parte dell’eurozona dovrebbero tornare ad avere la lira, il marco o i franchi francesi. Penso però che associare a questi fenomeni il termine populismo sia un errore e soprattutto non aiuti a comprendere la fase storica nella quale viviamo, quindi a capire come facilitare la formazione di una classe dirigente e di politiche pubbliche di qualità.

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