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Brian Eno

L’autore è uno dei membri del Comitato di coordinamento di DiEM25. Quest’articolo è uscito su Diem25.org.

Ho scommesso con il mio amico americano Stewart Brand che Trump avrebbe vinto. Mi ha scritto questa mattina: «Hai visto giusto. E io ho sbagliato. Argh. Pensa che stranezza! ”

Gli ho subito risposto:

Benvenuti nel mondo post-liberale. Credo di sapere esattamente come ti senti: mi ricordo la mattina dopo Brexit e di aver realizzato di vivere in un paese del quale nulla.

Si tratta di una vera e propria rivoluzione, una rivoluzione che non abbiamo saputo riconoscere perché non avevamo niente a che vedere col suo inizio. Abbiamo sempre pensato che fossimo al centro, ma oggi scopriamo di non esserlo. Siamo noi e non loro a vivere in una bolla.

C’è qualche buona notizia? La mia sensazione post-Brexit – dopo lo shock iniziale e la delusione – è che c’è, insieme a molto pericolo e incertezza. L’America progressista ora dovrà guardare a se stessa con serietà, come sta facendo l’Inghilterra progressista.

Non c’è mai stata come oggi tanta discussione socio-politica orientata al futuro come e tanto dirsi “non abbiamo prestato attenzione”. Nuovi gruppi e coalizioni nascono ogni giorno e il paesaggio nel complesso sta cambiando. Tutti stanno cercando di salvare davvero o – se necessario – reinventare la democrazia liberale.

Un aspetto rassicurante in ogni caso esiste: questo risultato cancella qualsiasi teoria cospirativa e l’idea che esistano sette segrete che tirano i fili. Non c’erano. È evidente che anche la Fox è stata colta di sorpresa. E pure i rivoltanti Koch [vedi qui] non ci hanno scommesso un soldo. Nel bene o nel male, questa è stata una rivoluzione fatta dalle persone (che quindi può succedere).

In conclusione, giudico quel che è accaduto come un’opportunità, ed è per questo che sono meno in difficoltà dei miei amici americani. Per anni ho sentito da tanti intellettuali “noi non facciamo politica” – come se fosse qualcosa di vergognoso, un po’ come la masturbazione in pubblico. Ora penso che forse che per un po’ potremmo mettere da parte la realtà virtuale sugli iPad e i sogni di colonie su Marte e cominciare a pensare a quello che sta succedendo qui, sulla Terra.

Traduzione di Alessandro Lanni

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