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Martino Mazzonis

Marion Marechal Le Pen, ultima della dinastia, nipote di Marine, e ala destra del Front National, ha di recente fatto una visita in Italia. Coordinamento con Matteo Salvini e lavoro alla creazione di una rete delle destre nazionali e populiste in Europa («l’uomo forte per costruire una grande destra identitaria e sovranista e per preparare la nuova idea europea che nascerà sulle macerie della Ue» dice Le Pen).

Presto sarà anche il tempo di un coordinamento e scambio vivace di idee con Steve Bannon con il quale, dice la stessa Marion, ci sono contatti frequenti e che, dice lei «ci vede come un punto di riferimento» (e questa è una notizia per la geopolitica della politica, ma l’avevamo già scritto). Per l’occasione il Corriere della sera la intervista, regalandole una pagina intera.

Primo punto di possibile discussione: come si devono comportare i media di fronte all’avanzare della destra estrema e populista? Parlarne, condannarla, isolarla, darle voce? È un dilemma complicato. In queste settimane diversi quotidiani statunitensi sono finiti sotto il fuoco della sinistra liberal per non essere abbastanza duri con Trump.

«Chiamate Bannon populista e non scrivete che è un suprematista bianco» è un’accusa al New York Times fatta, ad esempio, da Igor Volsky, non uno qualsiasi giovane vicedirettore (uno dei) del Center for American Progress, il cui capo è John Podesta, direttore della campagna Clinton. Gli abbiamo fatto notare via twitter che populista è una caratteristica di Bannon, ma non ha funzionato. Non ci hanno sommerso di insulti, ma hanno discusso animatamente in tanti. La reazione, un po’ isterica, è quella avuta dalla sinistra italiana con Berlusconi.

D’altro canto, il tono usato dal New York Times nell’intervista al presidente eletto era davvero blando. Deludente.
In generale, il tema, credo, è il seguente: spesso questi partiti e leader hanno due facce, dicono una cosa in Tv e veicolano un altro messaggio attraverso canali meno ufficiali o i comizi. O facendo parlare figure minori. Rappresentarne la normalità rischia di essere sbagliato, non vero. Viceversa, gridare “al lupo, al lupo” ogni volta che parlano, normalizza il grido di allarme. Un dilemmone.

Schengen e le frontiere

Ma torniamo a Marion Le Pen.

Vogliamo ristabilire le nostre frontiere, uscire dallo spazio Schengen, ottenere la sovranità monetaria e la supremazia dei diritti francesi su quelli europei. Se non ci riusciremo, proporremo un referendum per l’uscita della Francia dalla Ue.

Tradotto significa vogliamo uscire dall’Unione europea oppure demolirne le fondamenta. Ma detto così non sembra, verrebbe da pensare “chiediamo alcune cose sensate a una burocrazia troppo invadente”.

Sui candidati di centrodestra Marion dice: «Hanno contribuito entrambi alla creazione dell’Europa federale». Stessa risposta nazionale.

Cosa cambia per l’Europa la vittoria di Trump? «La sua vittoria è una buona notizia per la Francia […] Trump stringerà l’alleanza con la Russia, uscendo dalla logica della guerra fredda, e rifiuterà la politica bellicosa e pericolosa portata avanti dalla Clinton in Iraq e in Afghanistan. Trump rifiuta anche i trattati di libero scambio, come quello tra Europa e Stati Uniti. La sua vittoria è la sconfitta di un sistema mediatico e politico che ha cercato di manipolare la volontà popolare». Questa è la risposta da manualino del populismo, ma non solo. Per varie ragioni.

Da un lato segnala l’antiamericanismo viscerale della destra francese, che, diremmo, non regala un’immagine da destra moderna: ricordiamolo, pur non volendo identificare il nuovo FN di Marine Le Pen con la destra fascistoide, la Francia ha una storia di fascismo collaborazionista già durante la Seconda Guerra mondiale. Poi ci sono le politiche guerrafondaie di Clinton in Iraq e Afghanistan. Ora, va bene tutto, ma le politiche guerrafondaie sono quelle portate avanti non da Clinton, ma da Bush, che viene dalle stesse fila del partito di Trump.

decisioni franciaCerto, i neocon e il conservatori trumpiani sono diversi. Ma nell’amministrazione che verrà siedono già diverse figure del post-11 settembre. Poi ci sono i trattati di libero scambio come il male assoluto – critica comune al populismo di destra e di sinistra, sebbene con punti di partenza e obbiettivi molto diversi – e dulcis in fundo, il sistema dei media che manipola. Come se Marion non fosse seduta a chiacchierare con il più importante quotidiano italiano.

Sull’immigrazione e i morti in mare

È colpa dell’Europa, che ha incoraggiato l’immigrazione e ha destabilizzato la Libia, facendo cadere Gheddafi. L’Europa va a cercare le navi, spesso avvertita dagli stessi trafficanti, e organizza i rimpatri sulle nostre coste. Dovrebbe fare invece come l’Australia, che riporta i barconi nei Paesi d’origine e non ha morti sulle sue coste. L’Europa incita a un’immigrazione clandestina che ha come conseguenza diretta la morte di centinaia di persone. Il vero approccio umanitario è quello australiano.

Populismo nel senso di fake news: in Australia muore gente in mare, l’Australia mette i rifugiati in prigioni su isolette pagando gli staterelli oceanici per tenerseli, violando ogni idea di rispetto delle persone e dei diritti umani. Infine, l’Australia ha un problema che non si chiama immigrazione, ma richiedenti asilo. Stesso problema che ha l’Europa in questa fase. Ma i grafici che pubblichiamo, mostrano come la Francia non sia alle prese con un’invasione e come le autorità tendano a non essere affatto generose nella concessione dello status di rifugiato.

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Gli immigrati possono essere una ricchezza per l’Europa

No, oggi in Francia ci sono pezzi di territorio in cui non c’è più cultura né legge francese: in Francia ci sono 100 Molenbeek. Ci sono milioni di musulmani che vogliono applicare la sharia. Siamo il Paese europeo dove si formano più jihadisti e dove domina la versione salafita dell’Islam.

Altra generalizzazione fuori contesto: vero, in Francia ci sono i salafiti, ma non sono milioni. La moschea di Parigi e molte altre sono normali luoghi di culto e l’idea di un Paese in mano ai tagliagole del Califfo, nonostante tutti gli attentati e gli episodi drammatici, è completamente priva di fondamento. Alla fine dell’intervista, però, abbiamo i tre nemici: le banche e i poteri forti,i media, i musulmani.
Noi e loro, come al solito.

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