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Alessandro Lanni

Quali sono le principali preoccupazioni degli europei nel 2016? Disoccupazione, diseguaglianze, immigrazione, terrorismo. Ecco, ora prendete il programma di un qualsiasi partito populista del nostro continente e confrontate. Ai primi punti troverete esattamente la fotografia delle paure che attraversano l’opinione pubblica di quasi tutti i paesi. Una crisi sociale, economica e anche culturale che si rispecchia nell’ondata di sfiducia che si è abbattuta sulla politica nel complesso, o almeno sui partiti tradizionali che l’hanno rappresentata fino a oggi.

Questo dato è uno dei più significativi che emergono da Europe Update 2016 in Review, il report di Ipsos, che mette a fuoco le principali questioni che hanno interessato i paesi europei nell’anno appena concluso.

Il centro di ricerca francese ha effettuato un “carotaggio” dell’opinione pubblica europea su economia, Brexit, immigrazione, lavoro (e disoccupazione), preoccupazioni, ma anche vacanze e infrastrutture. Un campione di 16mila di cittadini europei (non solo Ue, ma anche Russia e Turchia). Dalla ricerca ne esce un continente inevitabilmente sfaccettato ma con una triste coerenza di fondo: ci stiamo impoverendo, ci manca il lavoro, l’immigrazione spaventa.

Fonte: Ipsos
Fonte: Ipsos

Nota Simon Atkinson di Ipsos, che sarebbe un errore generalizzare troppo i dati che emergono dalla ricerca. Come dimostra, per esempio, il grafico che scompone le preoccupazioni per nazione.

In Italia spaventa la disoccupazione e poi tasse alte e corruzione, in Francia il terrorismo come in Belgio, in Gran Bretagna l’immigrazione è prima col 42% seguita dalla sanità. Solo Ungheria e Polonia, paesi per certi versi simili, hanno pressoché le stesse preoccupazioni: sanità, corruzione e disuguaglianze. Eppure proprio quelli sono i fili che rendono forte la retorica della trama populista.

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Fonte: Ipsos

L’immigrazione ha avuto un impatto negativo sui vari paesi risponde la maggior parte (52%) degli europei. E più di un terzo (38%) dice che la presenza dei migranti ha reso più difficile trovare un lavoro per i nativi europei.

Chiudere le frontiere ai rifugiati? Nel complesso il 41% degli europei è d’accordo e il 47% si dice contrario. Da notare che la percentuale più alta (64%) di sfavorevoli è in Turchia che è anche il paese di transito di tutti i profughi provenienti da Siria, Iraq, Afghanistan e la più bassa (24%) è la Spagna che è stata ai margini della crisi dei rifugiati degli ultimi anni. E non è un caso che a Madrid non sia esploso neanche un partito xenofobo anti-immigrati.

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Fonte: Ipsos

Nel complesso, in tutti i paesi europei sondati (che, ricordiamolo comprendono anche Russia e Turchia) un’ampia fetta della popolazione punta l’indice contro gli immigrati. Quasi due italiani su tre (63%) affermano che «l’immigrazione sta cambiando il mio paese in un modo che non mi piace». In cima alla classifica degli scontenti la Turchia col 74%, in fondo Svezia e Spagna (41%).

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Fonte: Ipsos

«Sono troppi». In molti paesi europei si risponde così: gli immigrati entro i nostri confini sono troppi. In Italia è il 65% a pensarlo (un trend costante dal 2011 e che ha avuto un picco al 71% nel luglio 2015). Record in Turchia con l’85%, ultima nella classifica degli anti-migranti la Polonia col 33%. La media europea è del 49%.

Fonte: Ipsos

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