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Claudia Avolio – traduttrice dall’arabo

Populismo e cosmopolitismo. Due parole e due concetti per molti versi opposti, il primo indica chiusura, muri e identità, l’altro apertura, mescolanza, pluralismo, in arabo sono legati alla stessa radice e si esprimono con parole molto simili. Vediamo come.

Il termine che designa “popolo” in arabo (sha’b) porta con sé un significato molto interessante, cioè quello del “diramare, suddividere”. Dalla Tunisia all’Egitto, dal Bahrain alla Siria – solo per citare alcuni Paesi – il termine sha’b è stato scandito, scritto e rivendicato negli slogan delle rivolte arabe dal finire del 2010 in poi, nella celebre formula (e sue varianti) “ash sha’b yurid isqat an nizam”, ovvero “il popolo vuole la caduta del regime”.

Per questa ragione, non sorprende che la radice araba legata al concetto di “popolo” sia la stessa da cui si ricava il termine che esprime l’idea di populismo (sha’bawiyya).

Desta invece particolare quantomeno curiosità come una possibile espressione di un concetto opposto a quello di populismo, il cosmopolitismo (shu’ubiyya), ricada in arabo sotto la stessa radice.

Queste due parole (sha’bawiyya e shu’ubiyya) nella loro forma grafica non vocalizzata, appaiono molto simili, se non per la posizione di una singola lettera.
Ma a una lettura più attenta, emerge tra le due una differenza sostanziale.

In tal senso, evidenziando parti principali e suffissi:

sha’bawiyya: sha’b[aw] + iyya (populismo)

shu’ubiyya: shu’ub + iyya (cosmopolitismo)

Dunque, -iyya qui è il suffisso che in italiano rende il nostro “-ismo” mentre sha’b è il popolo; shu’ub è il plurale di popolo, quindi popoli.

In sostanza, il termine populismo in arabo contiene il termine arabo per popolo, mentre il termine cosmopolitismo si forma partendo dal plurale di popolo – dettaglio, questo, dal valore anche simbolico.

Significativo che shu’ubiyya sia anche “il nome di una tendenza culturale e letteraria identificabile all’inizio del periodo abbaside”, e che “il termine deriva dal Corano in cui si cita la creazione divina degli shu’ub (popoli) e delle qaba’il (tribù), tutti uguali agli occhi di Dio” (la definizione è di C.E. Bosworth per l’Encyclopedia of Arabic literature, Vol. 2, voce segnalatami da Lorenzo Declich, che ringrazio molto).

Si ringrazia Eros Baldissera per la gentile disponibilità a chiarire alcuni dubbi sui termini arabi. Per l’articolo si è consultato il suo “Il dizionario di Arabo” (Zanichelli, 2004)

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